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AI nelle Imprese Italiane: cosa Dicono i Dati ISTAT e Dove si Fermano le Aziende

Facciate di edifici per uffici viste dal basso, simbolo delle imprese e dei loro investimenti

In sintesi: Secondo l’ISTAT nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti usa almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, il doppio rispetto all’anno prima. Dietro la crescita si leggono due segnali meno incoraggianti, perché il divario fra grandi imprese e aziende minori si allarga mentre un terzo di chi usa l’AI non indica alcuna finalità aziendale. Il freno principale, per chi ci ha pensato senza partire, sono le competenze più del denaro.

Il raddoppio in un anno e che cosa nasconde

Il rapporto ISTAT «Imprese e ICT», pubblicato il 15 dicembre 2025, si basa su una rilevazione che ha raccolto le risposte di 17.041 imprese con almeno 10 addetti, su un campione iniziale di 26.246; si tratta della fonte più solida disponibile sul mercato italiano, perché misura le imprese reali invece di intervistare un gruppo di dirigenti scelti.

Il dato di apertura è netto: il 16,4% delle imprese usa almeno una tecnologia di AI nel 2025, contro l’8,2% del 2024 e il 5,0% del 2023. In due anni la quota è più che triplicata, con una crescita più rapida nel Nord-ovest, dall’8,9% al 19,3%.

Letto da solo, il numero racconta un paese che recupera in fretta. Le tabelle del rapporto dicono anche chi sta adottando, per che cosa e con quale grado di organizzazione; sono queste le informazioni che servono a un’azienda quando deve decidere se muoversi e in che modo.

Il divario fra grandi e piccole imprese si allarga

Nelle imprese con almeno 250 addetti l’uso dell’AI è passato dal 32,5% al 53,1%. Fra le imprese da 10 a 249 addetti è raddoppiato anch’esso, dal 7,7% al 15,7%, però partendo da una base molto più bassa. La distanza fra i due gruppi era di circa 20 punti percentuali nel 2023 ed è arrivata a 37 punti nel 2025.

L’ISTAT sottolinea un aspetto interessante: per quasi tutti gli altri indicatori digitali il divario dimensionale si sta riducendo, mentre per l’intelligenza artificiale accade il contrario. La ragione si intuisce guardando gli strumenti di base. Il CRM, per esempio, è usato dal 56,5% delle grandi imprese e dal 21,1% di quelle fra 10 e 249 addetti. L’AI lavora sui dati che l’azienda già raccoglie, quindi chi non ha ancora un archivio clienti ordinato parte con uno svantaggio che nessuno strumento colma da solo. Il tema è approfondito nell’articolo su cosa sistemare nei dati prima di introdurre gli strumenti.

Quanto manca all’obiettivo europeo del 2030

Fra gli obiettivi del programma europeo per il «Decennio digitale» ce n’è uno che riguarda l’intelligenza artificiale: entro il 2030 il 75% delle imprese con almeno 10 addetti dovrebbe usarla. L’ISTAT misura anche il grado di avvicinamento a quel traguardo, che per l’Italia è passato dal 10,9% del 2024 al 21,9% del 2025. Il percorso compiuto in un anno è notevole eppure in cinque anni resta da coprire quasi l’80% della strada.

Il confronto con le altre attività digitali spiega perché la distanza sia così ampia. L’analisi dei dati, che dell’AI è la premessa naturale, riguarda il 41,9% delle imprese fra 10 e 249 addetti contro l’83,6% delle grandi; il gestionale ERP è presente nel 48,8% delle prime e nell’85,9% delle seconde. Le aziende minori hanno ancora lacune sugli strumenti che organizzano le informazioni, quindi l’intelligenza artificiale arriva spesso prima che esista una base su cui appoggiarsi.

Anche il settore conta. Nell’informatica e negli altri servizi d’informazione l’AI è usata dal 53% delle imprese, nelle telecomunicazioni dal 37,3%. Nella manifattura la quota scende al 14,7%, nelle costruzioni al 10,4%, quindi chi lavora in questi comparti ha concorrenti diretti che nella grande maggioranza non usano ancora questi strumenti. Per un’azienda di questi settori il ritardo medio del comparto diventa un’occasione di vantaggio, a patto di muoversi con metodo.

Dove viene usata: marketing e vendite al primo posto

Fra le imprese che usano l’AI, l’ambito più frequente è il marketing e le vendite, con il 33,1%. Seguono l’organizzazione dei processi amministrativi (25,7%) e la ricerca e sviluppo (20,0%); rispetto al 2024 queste tre aree sono anche quelle cresciute di più.

Le tecnologie più diffuse confermano il quadro: l’estrazione di informazioni da documenti di testo riguarda il 70,8% delle imprese che usano l’AI, l’AI generativa di testi, immagini o audio il 59,1%, il riconoscimento vocale il 41,3%. L’apprendimento automatico per l’analisi dei dati si ferma al 20,0%.

Per chi si occupa di marketing e vendite il messaggio è diretto: la funzione commerciale è la porta d’ingresso più comune dell’intelligenza artificiale in azienda. Le applicazioni tipiche sono la preparazione di testi e offerte, la sintesi delle richieste dei clienti, la classificazione dei contatti in arrivo.

Un’impresa su tre la usa senza uno scopo dichiarato

Il dato più significativo del rapporto è anche il meno citato. Fra le imprese che dichiarano di usare l’AI, il 33,4% non indica alcuna finalità aziendale fra quelle proposte dal questionario. Un anno prima la quota era del 15,5%; l’83,3% di queste imprese ha fra 10 e 49 addetti.

L’ISTAT legge il fenomeno come un’adozione sempre più diffusa ma ancora poco strutturata, con un uso iniziale e sperimentale che non si riconduce a nessun ambito definito. Tradotto nella vita di un’azienda, significa qualche collaboratore che usa un assistente per scrivere email o riassumere documenti, senza un processo, senza regole sui dati, senza una misura di che cosa produce. Questo uso conta nella statistica dell’adozione ma raramente si vede nel conto economico.

Perché chi ci ha pensato si è fermato

Fra le imprese che non usano l’AI, l’11,5% dichiara di averne valutato l’adozione senza procedere (era il 4,6% nel 2023). A queste imprese l’ISTAT ha chiesto quali ostacoli le abbiano fermate:

  • Mancanza di competenze: 58,6%
  • Scarsa chiarezza delle norme: 47,3%
  • Dati non disponibili o di qualità insufficiente: 45,2%
  • Preoccupazioni per la privacy e la protezione dei dati: 43,2%
  • Costi elevati: 43,0%
  • Considerazioni etiche: 25,7%

L’elenco suggerisce due osservazioni. La prima riguarda l’ordine: i costi arrivano solo al quinto posto, dietro competenze, norme, dati e privacy. Il problema percepito non è il prezzo dello strumento ma la capacità di usarlo bene e in modo sicuro. La seconda riguarda la natura degli ostacoli, quasi tutti risolvibili con un lavoro organizzativo, cioè formazione sui processi reali, una pagina di regole sui dati, un archivio clienti ripulito. Il 14,8% delle imprese ritiene invece che l’AI non sia utile alla propria attività, una quota stabile rispetto al 2023.

Che cosa significano questi numeri per un’azienda da 30 persone

In un esempio illustrativo, un’impresa di installazione di impianti termoidraulici del modenese, con 30 dipendenti, si riconosce in pieno nella fotografia dell’ISTAT. Il titolare sa che tre tecnici d’ufficio usano un assistente gratuito per scrivere i preventivi; nessuno ha mai stabilito quali dati dei clienti si possano inserire. Il gestionale contiene 2.400 anagrafiche; manca invece un CRM e le richieste dal sito arrivano in una casella di posta condivisa.

Un percorso sensato per questa azienda non parte da un nuovo software. Nel primo mese si mettono per iscritto le regole sull’uso degli strumenti e si sceglie un assistente aziendale con i dati protetti per le tre persone che lo usano già. Nei due mesi successivi si sistemano le anagrafiche e si costruisce un flusso semplice per smistare le richieste dal sito, in modo da sapere quante arrivano, quante diventano sopralluoghi e quante preventivi. Solo dopo, con numeri alla mano, ha senso valutare un’automazione più ambiziosa. Per i costi delle varie soluzioni è utile l’articolo su quanto si spende per l’AI in azienda.

Hype vs realtà

✗ Hype

  • Le imprese italiane stanno abbracciando in massa l’intelligenza artificiale
  • Chi non ha ancora adottato l’AI è già fuori mercato
  • Il vero ostacolo è il costo degli strumenti
  • Basta attivare un abbonamento per entrare nella statistica che conta

✓ Realtà

  • L’83,6% delle imprese con almeno 10 addetti non usa alcuna tecnologia di AI
  • Il vantaggio cresce per chi ha già dati e strumenti di base, come il CRM
  • Il primo freno sono le competenze (58,6%), i costi arrivano quinti
  • Un terzo di chi usa l’AI non sa indicare per quale finalità aziendale

Da dove partire

I numeri dell’ISTAT suggeriscono tre mosse concrete, nell’ordine.

Dare uno scopo all’uso che c’è già. Prima di comprare qualcosa conviene chiedere ai collaboratori che cosa usano e per quali attività. Dalla risposta escono di solito due o tre processi su cui l’AI fa già risparmiare tempo, da rendere stabili con regole e strumenti aziendali.

Lavorare sulle competenze legate ai processi. Il primo ostacolo dichiarato si supera con una formazione sui casi reali dell’azienda, in gruppi piccoli e omogenei, come descritto nell’articolo sulla formazione AI in azienda.

Partire da marketing e vendite. In questo ambito l’adozione è più diffusa e i risultati si misurano meglio, nei tempi di risposta ai clienti e nella quota di richieste che diventano trattative.

Chi segue queste tre mosse non entra soltanto nel 16,4% della statistica ma nella parte di quel 16,4% che sa dire che cosa ottiene dall’intelligenza artificiale.

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