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Formazione AI obbligatoria: cosa dice davvero l’AI Act

Documenti e normativa europea sull'intelligenza artificiale

In sintesi: dal 2 febbraio 2025 l’articolo 4 dell’AI Act obbliga chi sviluppa e chi usa sistemi di intelligenza artificiale ad assicurare che le persone abbiano una competenza sufficiente. Non prescrive un corso: chiede misure proporzionate al ruolo e documentate. Non ha una sanzione propria, ma la sua assenza pesa quando se ne contesta un’altra.

Che cosa dice l’articolo 4, in concreto

Il testo è breve, ed è anche per questo che viene frainteso. Chiede a fornitori e utilizzatori di sistemi di intelligenza artificiale di adottare misure affinché il proprio personale, e chi opera per loro conto, abbia un livello sufficiente di alfabetizzazione all’AI.

Tre parole reggono tutto il resto. Misure: non un corso specifico, non una certificazione. Sufficiente: rispetto a quello che la persona fa davvero. Per conto: la platea non si ferma ai dipendenti.

A chi si applica — ed è qui che quasi tutti sbagliano

L’equivoco più comune è pensare che riguardi chi sviluppa intelligenza artificiale. L’obbligo vale anche per chi la usa e basta, a qualunque livello di rischio del sistema impiegato.

In pratica: l’azienda che ha dato al reparto marketing un abbonamento a un generatore di testi rientra. Quella che ha un assistente conversazionale sul sito rientra. Quella che usa un CRM con punteggio automatico dei contatti rientra.

La platea comprende inoltre chi opera per conto dell’impresa: consulenti e fornitori e, in certi contesti, gli stessi clienti quando interagiscono direttamente con il sistema.

Che cosa significa «livello sufficiente»

Significa proporzionato al ruolo, ed è il punto che rende inutile metà dell’offerta formativa in circolazione.

Chi in direzione decide se adottare uno strumento ha bisogno di capire limiti, rischi e responsabilità. Chi lo usa otto ore al giorno ha bisogno di sapere quando l’output non è affidabile e che cosa non va scritto in un prompt. Sono due competenze diverse, e un’aula unica con le stesse slide non le copre.

Un corso identico per tutti non è adempimento: è una spesa.

La formazione va documentata

È l’aspetto trascurato più spesso, ed è anche il più semplice da sistemare. La formazione dev’essere tracciata: chi ha partecipato, a quale percorso, quando, con quali materiali.

Senza traccia l’adempimento esiste ma non è dimostrabile, il che dal punto di vista di chi verifica equivale a non averlo fatto. È la stessa logica di responsabilizzazione già nota a chiunque abbia gestito il GDPR.

E se non si fa nulla? La risposta onesta

Qui circolano due esagerazioni opposte: chi agita multe milionarie e chi liquida la norma come priva di conseguenze. Nessuna delle due è corretta.

L’articolo 4 non ha una sanzione propria. Non esiste una multa per «non aver formato il personale».

Ma l’articolo 99, nel graduare le sanzioni per le altre violazioni, tiene conto delle misure tecniche e organizzative adottate. La formazione è una misura organizzativa: documentata gioca a favore, assente aggrava la posizione. Non è l’innesco della sanzione, ne è il moltiplicatore.

Come per ogni valutazione normativa, la posizione della singola azienda va verificata con il proprio consulente legale: qui si descrive l’impianto, non si fornisce un parere.

Come ci si mette in regola, in pratica

Primo: mappare chi usa cosa. Nella maggior parte delle aziende nessuno ha l’elenco degli strumenti di AI effettivamente in uso, perché molti sono entrati dal basso, adottati dai singoli. È il passaggio che riserva più sorprese.

Secondo: distinguere per ruolo. Due o tre percorsi diversi, non uno: direzione, chi usa gli strumenti quotidianamente, chi tratta dati particolari.

Terzo: conservare le tracce. Registro delle presenze, materiali, data. Bastano una cartella ordinata e un foglio di calcolo.

Quarto: aggiornare. Gli strumenti cambiano nel giro di mesi, e una formazione del 2025 mai più toccata dimostra poco.

La leva che quasi nessuno usa: i fondi interprofessionali

Le imprese versano già il contributo ai fondi interprofessionali, e una quota consistente non lo utilizza mai. La formazione sull’intelligenza artificiale rientra fra i percorsi finanziabili.

Significa che un adempimento vissuto come un costo imposto può essere coperto, in tutto o in parte, da risorse già accantonate. Vale la pena verificarlo con il proprio consulente del lavoro prima di metterlo a budget.

Da dove conviene partire

Dal capire dove l’intelligenza artificiale è già entrata in azienda, spesso senza che la direzione lo sappia. È il punto di partenza sia dell’adempimento sia di qualunque progetto sensato: non si forma su strumenti che non si sa di avere.

La stessa rilevazione serve poi a decidere dove conviene investire, non solo a mettersi in regola. I percorsi di formazione aziendale sull’AI partono da lì.

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